Approvvigionamento energetico: valorizziamo le nostre risorse

Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti che avvengono sempre più rapidamente. Cambiamenti che, come abbiamo imparato anche dal periodo pandemico, ci portano a confrontarci con numerose sfide.

Il clima attuale di incertezza a livello internazionale, soprattutto dovuto al conflitto in Ucraina, influisce di nuovo sul tessuto economico ticinese, il quale, a poco a poco si stava riprendendo dagli effetti della pandemia.

In questo contesto si è fatta strada un’altra sfida di grande rilevanza: la questione dell’approvvigionamento energetico, fonte di preoccupazione sia per la Svizzera che per il Ticino. La situazione climatica, caratterizzata da un’estrema scarsità di precipitazioni, unitamente alla produzione nucleare limitata, a seguito della messa fuori servizio di una buona parte delle centrali nucleari francesi, sono infatti alla base di questa situazione di penuria energetica. Il conflitto in Ucraina ha reso poi ancora più evidente quanto sia importante per il nostro Paese diventare indipendente dal punto di vista energetico e quanto sia centrale la questione della sicurezza dell’approvvigionamento elettrico. Per l’energia elettrica abbiamo infatti una parziale dipendenza dall’estero, in particolare nel periodo invernale. In questo senso il nostro Cantone ha attivato un monitoraggio e si sta organizzando per farsi trovare pronto qualora la situazione dovesse diventare più critica e richiedere il coordinamento e l’applicazione degli interventi che dovessero essere decisi dal Consiglio federale. Quest’ultimo è infatti l’autorità preposta per decidere la strategia generale, essendo il tema di interesse per tutta la Svizzera e non solo per i singoli Cantoni.

Inoltre, guardando al medio termine, il Cantone Ticino sta analizzando diverse soluzioni legate alle fonti rinnovabili indigene che permettono di abbandonare i combustibili fossili e quindi di ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero. In questo solco uno degli aspetti fondamentali è quello della proprietà della produzione idroelettrica che, grazie alla sua flessibilità, diventerà la colonna portante del sistema energetico cantonale e nazionale.

Attualmente la produzione idroelettrica annua media degli impianti esistenti in Ticino è gestita dal Cantone, tramite AET, solo nell’ordine del 40%, mentre con la riversione degli impianti idroelettrici esistenti al termine delle concessioni in essere, nel 2048, sarà quasi completamente in mano al Cantone. La tematica è quindi di grande rilevanza per il futuro energetico del Ticino, al punto che, oltre a essere fissata a livello di legge la riversione degli impianti idroelettrici esistenti al termine delle concessioni in essere, anche la valorizzazione e l’ampliamento della produzione rinnovabile indigena idroelettrica è stata inserita nel Programma di legislatura 2019-2023 del Consiglio di Stato.

Basti pensare che all’idroelettrico oggi si deve mediamente circa il 95% della produzione di energia elettrica totale in Ticino. Con la politica di riversione che abbiamo deciso di portare avanti, grazie alla scelta strategica fatta da Governo e Parlamento nel 2010, si tornerà a gestire le acque ticinesi attraverso le competenze dell’azienda cantonale AET.

C’è poi il grande tema delle capacità e di stoccaggio dell’acqua, cioè come potenziare determinati impianti idroelettrici. L’innalzamento delle dighe esistenti, aumentando il volume d’acqua accumulabile, permetterà una maggiore produzione idroelettrica rinnovabile, specie in inverno. Nella tavola rotonda istituita da Berna per identificare una prima serie di impianti che potrebbero entrare in una logica di potenziamento siamo riusciti a inserire la diga del Sambuco, che figura infatti tra i 15 progetti che a livello federale sono riconosciuti come meritevoli di approfondimento.

Questi impianti potranno fungere da batteria per le nuove energie rinnovabili (eolico e fotovoltaico). Infatti la transizione energetica implica l’elettrificazione dei consumi, ad esempio per la mobilità e per la conversione dei riscaldamenti da fossile a elettrico (termopompa). In questo senso, innalzare le dighe esistenti, laddove sostenibile dal punto di vista ambientale, tecnico ed economico, permetterà una maggiore produzione nei mesi invernali, grazie alla maggior capienza dei bacini.

Le sfide sono molte e in momenti di incertezza come quello attuale è importante, oltre a monitorare l’evoluzione della situazione, cercare di anticipare le dinamiche in atto e accompagnarle nel loro sviluppo, valorizzando al massimo le potenzialità e le risorse del nostro Cantone.

Questo e altri articoli sul numero 412 di Progresso Sociale, il periodico dei Sindacati Indipendenti Ticinesi distribuito gratuitamente ai suoi soci.

Scaricare il numero in versione PDF

Indietro